Quando è il caso, do anche
delle istruzioni
sulla realizzazione di caratteri o altri simboli con il programma di videoscrittura
Word della Microsoft. Con questo non intendo suggerire che sia questo il
programma di videoscrittura da usare; prendo, però, realisticamente
atto del fatto che da anni non incontro più studenti che usino altri
programmi di videoscrittura. Ma sogno ancora un mondo nel quale ci possa
essere diversità anche nella scelta del programma informatico con
cui scrivere una tesi di laurea.
2. Caratteri
Suggerisco un
carattere standard (per es. Times
New Roman o Arial; direi proprio di evitare
caratteri più fantasiosi come
Comic), con un corpo di 12 o 13 punti. Con Times New Roman l’ideale è 13
(non preoccupatevi se non è previsto nella finestrella delle dimensioni
del carattere di Word: basta digitarlo), con Arial è sufficiente 12.
Nel corpo del testo usare solo tondo
e corsivo (quest’ultimo secondo le indicazioni che vengono date più
sotto); il grassetto va riservato ai titoli, il sottolineato va evitato
se non per esigenze particolari (per es., se risulta inopportuno il corsivo,
per evidenziare parole analizzate in un testo).
3. Articolazione
del testo
La tesi sarà certamente suddivisa
in capitoli, indicati ad esempio così:
CAPITOLO 2
RIFERIMENTI TEORICI
oppure:
II CAPITOLO
RIFERIMENTI TEORICI
oppure:
II
RIFERIMENTI TEORICI
e ulteriormente in paragrafi e, se
il caso, sottoparagrafi:
1.
1.1.
1.2.
1.3.
ecc.
I capitoli hanno obbligatoriamente
un titolo; i paragrafi preferibilmente lo hanno; i sottoparagrafi no.
I titoli dei paragrafi vanno in un
corpo più grande del testo, o in grassetto. Es.:
1. Premesse metodologiche
oppure:
1. Premesse metodologiche
4. Note
Le note vanno a piè di pagina,
in un corpo più piccolo di uno o due punti rispetto al testo.
5. Citazioni
nel testo
i) Citazioni di lemmi, morfemi, ecc.:
sempre in corsivo. Es.:
- it. amico, ted. Freund,
russo drug, gr. phílos
- desinenza di pl. m.: it. -i,
ngr. -i / -es
ii) Citazioni di passi tratti da testi:
se si tratta di citazioni brevi (due-tre righe): inserirle direttamente
nel testo tra virgolette. Es.:
Weinreich (1954: 18) sostiene che «nel
discorso l'interferenza è come la sabbia trasportata da un torrente;
nella lingua essa è come il sedimento sabbioso depositato sul fondo
del lago».
[Le virgolette a caporale («
»), a mio parere preferibili, si ottengono digitando alt + 174 e
alt + 175; i numeri sono quelli del tastierino numerico, non quelli della
prima fila della tastiera]
iii) Citazioni di passi più
estesi di tre righe: rientrare di qualche centimetro dal margine sinistro
(si può usare l’icona "aumenta rientro" di Word), senza inserire
la citazione tra virgolette. Es.:
Come sostiene Weinreich (1974: 53):
Se si potesse trovare un modo
per misurare la frequenza di certe parole nel discorso dei vari membri
di una comunità linguistica, dovrebbe essere possibile dimostrare
la frequenza decrescente di certe forme trasferite via via che ci si sposta
dai parlanti profondamente bilingui - gli agenti del trasferimento - al
nucleo maggiormente monolingue del gruppo.
iv) Se le citazioni sono costituite
da brevi frammenti testuali (ad es. singole frasi), anche fittizi, oggetto
di commento linguistico, riportarle in corsivo individuandole con
una numerazione progressiva tra due parentesi tonde. Es.:
(1) Era notte, e stavo venendo a casa
(2) Era notte, e venivo a casa
v) I significati vanno posti tra apici:
È il caso dell'ingl. freight
train ‘treno merci’.
6. Citazioni
bibliografiche (nel testo e nelle note)
i) Cognome dell'autore seguito, tra
parentesi, da anno di pubblicazione del saggio, seguito da due punti, spazio
e numero della pagina. Es.:
Come afferma Weinreich (1974: 15) ...
ii) Se si hanno più opere di
uno stesso autore apparse nello stesso anno, far seguire l'indicazione
dell'anno da a, b, c, ecc. Es.:
Interessante l'opinione di Terracini
(1963: 15), cui fa riferimento un opportuno richiamo in Grassi (1966a:
234- 236; 1966b: 67).
iii) Indicare ogni volta che sia possibile
il riferimento preciso alle pagine. Evitare, quindi soluzioni del tipo:
Devoto (1972: 15 sgg) oppure (1972: passim); preferire, invece,
la formula: Devoto (1972: 15-35).
Riservare la notazione Devoto (1972)
per i riferimenti all'intera opera.
7. Bibliografia
Richiamare i riferimenti bibliografici
con l'indicazione del cognome e nome dell'autore seguito dall'anno di pubblicazione
del contributo e dagli altri dati bibliografici, secondo gli esempi seguenti:
i) Volumi autonomi:
Eco Umberto, 1977, Come si fa una
tesi di laurea, Milano, Bompiani.
ii) Contributi in volumi miscellanei:
Bertinetto Pier Marco, 1993,
Due tipi di presente ‘storico’ nella prosa letteraria, in Omaggio a
Gianfranco Folena, Padova, Editoriale Programma, pp. 2327-2344.
Rosenkranz Bernhard, 1979, Archaismen
im Hethitischen, in Neu E. / Meid W. (Hrsgg.), Hethitisch und Indogermanisch,
Innsbruck, Innsbrucker Beiträge zur Sprachwissenschaft, pp. 345-356.
Watkins Calvert, 1964, Preliminaries
to the reconstruction of the indo-European sentence structure, in Proceedings
of the 11th International Congress of Linguists, The Hague, Mouton,
pp. 1035-1045.
iii) Articoli in riviste:
Saramandu Nicolae, 1966, L'étude
tipologique des langues balkaniques, «Balkansko Ezikoznanie»
29.4, pp. 35-50.
Skok Petar, 1930, Zum Balkanlatein
III, «Zeitschrift für Romanische Philologie» 50, pp.
484-532.
8. Abbreviazioni
i) Come norma generale: limitatele
al massimo.
ii) Per la terminologia scientifica:
utilizzate le consuete abbreviazioni per l'indicazione di lingue/dialetti
e per l'indicazione di concetti di uso corrente.
iii) Nel caso di citazioni di lingue
e/o concetti di dominio non comune, decidete un'abbreviazione e spiegatela
la prima volta che compare nel testo. es.:
Da anni si parla di EL (Educazione
Linguistica);
oppure
Da anni si parla di Educazione Linguistica
(EL).
9. Questioni
di etichetta
i) Il prof. Cortelazzo non è
Chiar.mo; anzi, se si vede etichettato così, si rabbuia e diventa scurissimo.
ii) È invalsa l’abitudine di
dedicare la tesi a genitori, nonni, zii, amici o amiche, fidanzati o fidanzate,
persone incontrate per strada ... A me non pare una buona idea per quella
che è comunque una prova d’esame.
iii) C’è chi ringrazia il suo
relatore; io sono perfettamente d’accordo con Umberto Eco:
«È di cattivo gusto ringraziare il relatore. Se vi ha aiutato ha fatto solo il suo dovere» (Eco 1977: 198).
10. Un consiglio
Ho citato Eco 1977: secondo me è tuttora la migliore guida alla redazione di tesi
di laurea (datata solo in quelle parti che addestravano a un buon uso della
macchina da scrivere). Ne consiglio la lettura a tutti i laureandi.