Nota editoriale


Le Autrici della Letteratura italiana

La ‘metà’ di letteratura italiana prodotta dalle scrittrici si sviluppa per intero lungo l’arco della storia letteraria d’Italia. Dagli albori duecenteschi della letteratura volgare di Nina Siciliana o della pur incerta Compiuta Donzella, di Angela da Foligno, al Trecento della trattatistica politica di Christine de Pisan o della scrittura d’alto senso di Caterina da Siena; dalle umaniste del Quattrocento come Isotta Nogarola o Cassandra Fedele, alle croniste della civiltà mercantile come Alessandra Macinghi o Lucrezia Tornabuoni; al Cinquecento con la straordinaria fioritura di trattatiste: Lucrezia Marinelli, Modesta Pozzo, Sara Copio; delle liriche: Veronica Gambara, Vittoria Colonna, Isabella di Morra, Laura Spinola, Gaspara Stampa, Laura Terracina, Chiara Matraini, Laura Battiferri, Tullia d’Aragona. Il Seicento della poesia epica e della lirica religiosa: Margherita Sarrocchi, Francesca Farnese; il Settecento della lirica d’Arcadia: Petronilla Paolini, Faustina Maratti, Giulia Lama, Teresa Bandettini; delle fondamentali storiche della letteratura, come Luisa Bergalli; delle giornaliste dell’illuminismo, Elisabetta Caminer, Eleonora Pimentel, delle traduttrici che divulgano Shakespeare, come Giustina Renier. L’Ottocento della letteratura risorgimentale, le poetesse: Erminia Fuà, Laura Beatrice Oliva, le autrici per il teatro: Angelica Palli, Cecilia Stazzone, le narratrici: Luigia Codemo, Caterina Percoto, le acute annotatrici di viaggio, come Amalia Nizzoli, le organizzatrici e le editrici, come Cristina Trivulzio; e poi, dopo l’unificazione, le romanziere intensissime: Zuccari, Torriani, Serao, Speraz, più tardi Negri, Aleramo, Deledda, le poetesse del simbolismo come Luisa Giaconi, Vittoria Aganoor, molte e molte altre ancora: tutte le stagioni della periodizzazione usuale nella scrittura della storia letteraria presentano la prospettiva delle scrittrici che vi hanno parte.

A fronte di questa fioritura tanto estesa quanto importante - e soprattutto non sostituibile, ché queste sono le scrittrici effettive della storia della cultura italiana, nella quale il ruolo che compete all'identità femminile non può certo essere svolto da una supplenza di identità maschile - si dà, però, la problematica abitudine, diffusa in una parte assai considerevole delle storie della letteratura italiana attualmente in circolazione, e a cascata nella prassi del sistema formativo della scuola italiana, di una tacitazione profonda e piena, o di una svalutazione superficiale e allargata, dell’opera delle scrittrici.

Le ragioni sono certamente complesse e articolate. Per le scrittrici della modernità, ad es., una delle radici di questo singolare fenomeno può probabilmente essere rintracciata nella sistematizzazione che, al di là dell’unificazione, e più perspicuamente nei primi anni del Novecento, si è realizzata della tradizione letteraria italiana, nell’opera di un critico autorevole e lungamente seguito come Benedetto Croce, e nell’opera dei critici militanti più accreditati di prestigio perché percepiti nella veste di innovatori, quali Boine, o Renato Serra, Borgese, Papini, anche un antagonistico Luigi Pirandello. L’ordine di valori che questa critica propose ed esercitò definì un suo concetto di significatività: si ritennero autori importanti da porre nel canone gli scrittori che avevano assunto argomenti e elaborato statuti retorici incisivi nell’ambito dell’estetica e del pensiero contemporaneo; ma i critici, tutti uomini, elaborarono l’incisività nell’ambito della propria sensibilità, derubricando a scarso valore, o addirittura stigmatizzando come antivalore, gli argomenti e gli statuti retorici della sensibilità femminile: virile venne presentato come un giudizio di merito e un complimento, muliebre come una stroncatura.

Paradossalmente, la lettura femminista del secondo Novecento, più precipuamente quella della diffusione e della comunicazione, percependo - o volendo percepire – sé stessa come una rivoluzione, ha a suo modo anch’essa sostenuto una concezione di povertà asservita, e quindi di scarso valore, dell’opera delle scrittrici che hanno lavorato nei secoli pregressi.
Più a fondo: accettato come postulato che il valore fosse definito dall'esercizio del potere, ha valutato che la mancanza di questo coincidesse con una dequalificazione della cultura che non lo esprimeva - ponendo, quindi, il traguardo non nella immissione nella nostra cultura (letteraria) del patrimonio della tradizione femminile, ma in un lavoro di disconoscimento di quel patrimonio, inteso come luogo dell'esercizio di stereotipi (secondo livellamento gender), non come sede di esplicitazione, e quindi necessariamente di affermazione, di una identità - femminile - di insostituibile rilievo.

Oggi sulle autrici della letteratura italiana - pur se certamente con prospettive tra di loro non identiche, anzi anche apertamente dialettiche - si esercitano studi approfonditi in molte sedi di ricerca universitaria, italiane (Roma La Sapienza, Torino, Padova, Firenze, Ferrara, Trieste, Venezia Ca’ Foscari), europee (Paris3, Aix-en-Provence, Nancy2, Zurigo, Sevilla, Madrid Complutense, Leicester), americane (Berkeley, California Los Angeles, Chicago, New York, Duke University, Toronto, Montreal McGill), sostenuti e motivati dal non più discusso valore letterario delle opere in argomento.
Ci si occupa anche del lavoro di ricostruzione di una parte assai rilevante della nostra storia letteraria, che una diffusa e incomprensibile prassi scolastica oggi sottace e oblitera nella trasmissione dei saperi. Tale specifico indirizzo di studio, che ha nel dipartimento di Padova una delle sue collocazioni forti, si propone di pervenire progressivamente ad una scrittura integrata – linea maschile e linea femminile – della storia della letteratura italiana, perché anche le cittadine italiane (e più largamente di tradizione occidentale) possano avere accesso alla loro memoria culturale, che appare di indubbio rilievo estetico e di non sostituibile precipuità di significati. Nell’attesa che un meccanismo virtuoso permetta l’introduzione della conoscenza della tradizione culturale di entrambi i generi dell’identità umana anche nei percorsi didattici della scuola italiana, e quindi nella formazione delle nuove generazioni.



Padova, 1° gennaio 2011

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Università degli Studi di Padova a cura di Patrizia Zambon
Dipartimento di Italianistica
patrizia.zambon@unipd.it